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Il business del futuro per i commercialisti si chiama PA. Proprio dalla Pubblica Amministrazione, e dalle riforme approvate in termini di federalismo fiscale e di holding degli enti locali, arrivano alcune delle più interessanti prospettive lavorative per la categoria. Ad oggi sono circa 30mila i commercialisti impegnati con la PA, la maggior parte dei quali (11.361) occupano la poltrona di sindaci delle società controllate, mentre un’altra fetta sostanziosa (9.500) è costituita dai revisori contabili dei comuni stessi.
Il dato è emerso da una ricerca statistica realizzata dal Consiglio Nazionale. In questo quadro, è stato approfondito proprio il tema del federalismo fiscale, inteso come volano di crescita professionale. «In base alle nuove leggi – spiega Giosuè Boldrini, il consigliere nazionale dei commercialisti delegato sul tema – i comuni avranno maggiore libertà in termini di fiscalità, quindi potranno manovrare più liberamente le addizionali, gestire le esenzioni, istituire nuovi tributi. Inoltre potranno partecipare agli accertamenti contro l’evasione fiscale e i denari recuperati grazie alle segnalazioni che arriveranno all’Agenzia delle Entrate dall’ente locale rientreranno nelle tasche dell’ente locale stesso». «Si tratta di un nuovo mondo – continua Boldrini – che ha bisogno di professionisti con specifiche capacità tecniche, e questo profilo corrisponde esattamente alla figura del commercialista».
Al tema della tassazione si aggiunge poi la gestione delle società controllate dai comuni. Attualmente – si legge nella ricerca dei commercialisti condotta da Tommaso Di Nardo – sono 5.860 le società partecipate dagli enti locali italiani, di cui 3.787 divise tra società per azioni, a responsabilità limitata, società consortili e cooperative, e 2.073 composte da consorzi, fondazioni e altro.
A seguito dell’applicazione della legge sul federalismo fiscale, alla contabilità finanziaria di un ente locale sarà necessario aggiungere anche i bilanci delle società controllate. Attualmente questo avviene in via sperimentale per 8 regioni italiane. «In questo quadro – spiega Andrea Bonechi, consigliere delegato dei commercialisti ed esperto di controllate pubbliche – il nostro ruolo è destinato a crescere perché la gestione di un bilancio consolidato richiede competenze tecniche sempre più complesse e di fatto apre l’ente pubblico a modelli gestionali propri delle aziende private».
Un altro elemento è legato al disegno di legge 78 del 2010 secondo il quale entro il 31 dicembre dell’anno in corso gli enti locali con meno di 30mila abitanti dovranno cedere le loro partecipazioni aziendali e non potranno più costituire società, mentre quelli con una popolazione tra 30 e 50mila unità potranno detenere la partecipazione in un’unica società. Un’altra rivoluzione e nuovi business per i professionisti.
Fonte: www.repubblica.it